ELVIS E LITTLE DARLIN' IN CANADA


Per quanto possa sembrare incredibile, nel corso della sua carriera Elvis non si esibì mai fuori dagli Stati Uniti. L'unica eccezione a questa sconcertante regola, che negò a tanti fans di tutto il mondo la possibilità di vedere il proprio idolo in azione è costituita da un pugno di spettacoli che il giovane re del rock 'n' roll tenne in Canada (Toronto, Ottawa e Vancouver) nel 1957. Queste estemporanee trasferte, che con il tempo si sarebbero rivelate le uniche incursioni professionali del cantante fuori dai confini nazionali, sono giustamente motivo d'orgoglio per gli appassionati di quel grande e bellissimo paese. Nel 1978, sull'onda emotiva generata dalla scomparsa di Elvis la RCA da alle stampe l'album Elvis - A Canadian Tribute, distribuito sul territorio canadese e successivamente emesso anche negli USA, rimarcando una volta di più questa singolare parentesi della parabola elvisiana con una selezione di brani composti e/o interpretati da artisti canadesi.


Di Elvis - A Canadian Tribute parlerò magari in un'altra occasione, mentre oggi presento il singolo estratto dalla compilazione, anch'esso caratterizzato da uno stupendo vinile color oro. Sul lato più prestigioso del 45 giri trova posto Little Darlin', vecchia canzone (1957) dei Gladiolas portata però al vero successo dai Diamonds, che Elvis prese a proporre dal vivo intorno alla metà degli anni '70 pur non avendola mai incisa in studio. Questa live version (sulla quale furono comunque effettuate delle sovraincisioni) proviene dal concerto del 24 aprile 1977 alla Crisler Arena di Ann Arbor (sul retro della copertina è erroneamente indicato il 25 aprile) ed era già stata inserita in Moody Blue, l'album pubblicato un mese prima che Elvis ci lasciasse. Sul retro possiamo invece ascoltare quella I'm Movin' On che nel 1950, nella versione originale di Hank Snow, si mantenne per 21 settimane al comando della classifica Country di Billboard. Si tratta di un brano reinterpretato da molti artisti di spicco, fra i quali Ray Charles, e nel caso di Elvis possiamo ricordarlo come uno dei tanti grandi momenti del capolavoro del 1969 From Elvis In Memphis.

LITTLE DARLIN' / I'M MOVIN' ON
[Gold Vinyl Edition]
RCA 50476
Canada 1978






*****

Foto di Roberto 

12 commenti:

  1. Purtroppo è questa la realtà; Elvis fuori dai confini americani non ce l'hanno mai mandato...l'Europa e l'Asia lo aspettavano sicuramente a braccia aperte!

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  2. Già, davvero incredibile, ti immagini Elvis As Recorded At Budokan!! :D

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  3. La stessa arena del rock dove hanno debuttato i Beatles. Ma io mi immagino che Elvis avrebbe fatto lì un saggio sull'uso della arti marziali (luogo nato appositamente x questo scopo) in prima serata; poi a seguire un midnight show; un suo concerto live pieno di pose in tema... Gli sarebbe sicuramente piaciuto.

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    1. Fantastico il tuo programma! Eh si, ad Elvis il Giappone sarebbe piaciuto...

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  4. ...E con il senno del poi aggiungo,pochi,ma mirati concerti
    nelle arene più prestigiose del Mondo lo avrebbero stimolato
    a fare bene e provare con la band come faceva nei primi anni 70
    e gli avrebbe sicuramente giovato sul piano fisico...perché
    2/3 concerti al giorno a Las Vegas e nelle altre città lo
    hanno logorato e sfinito...e non mi si venga a dire che
    Elvis non voleva farsi aiutare...non poteva causa impegni
    (vedi dollaroni)che il lungimirante colonnello parker(minuscola
    di scelta)lo costringeva a tenere...Roby perdonami l'off topic
    Ciao un abbraccio

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    1. Caro Ivan, ti perdono tutto ci mancherebbe, in special modo il tuo profondo punto di vista! Io non sono mai stato molto in linea con questa corrente di pensiero che vuole Elvis spremuto come un limone dal manager, te lo confesso. Penso a Bob Dylan, che a 72 anni è ancora in tour e che nel 2006, quando ne aveva 65, tenne ben 99 concerti in giro per il mondo. Stiamo parlando di un artista leggendario, che negli anni '60 veniva considerato al pari di un Messia, il peso di una fama smisurata non gli è mancato. Diciamo che ad un certo punto si è semplicemente preso più cura di se stesso... Per come si erano messe le cose verso la fine Elvis doveva esibirsi per forza, in quanto il suo bisogno di denaro era pressante quanto quello di Parker. Giustamente tu dici che avrebbe potuto selezionare le date, ed è vero, tanto più che sarebbe bastato un tour americano di 15/20 date negli stadi per assicurargli i guadagni di oltre un anno di giri e stagioni a Las Vegas e Tahoe. Forse è vero che non gli piaceva esibirsi in posti del genere, non so che dirti. Una cosa è certa, quando Elvis andava in giro per gli Stati Uniti, lo faceva con un arsenale di armi e con valigette piene di "medicine"... nessuno si prendeva la briga di fare controlli accurati, perché lui era Elvis Presley, la leggenda vivente. Fuori dalle mura di casa però non funziona affatto così e probabilmente avrebbe avuto dei grossi problemi, gli stessi che hanno avuto tanti personaggi famosi. Non è affatto vero che Elvis faceva quello che voleva il Colonnello, pensa soltanto a come si è comportato con le sessions negli ultimi anni, infischiandosene delle richieste del manager. Pensa anche che quando decise di fare il film sul Karate non prese minimamente in considerazione le sue obiezioni e il progetto naufragò soltanto per improvviso disinteresse dello stesso Elvis. Tutto questo discorso per dire che per me, magari sarò uno dei pochi a pensarla così, il responsabile numero uno per come sono andate le cose resta Elvis.

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  5. Cari miei amici fan questo è un discorso delicato...io cmq sono di un pare ancora diverso dal vostro. Sono convinto che il colonnello ha cercato di tirare fuori tutto quello che poteva da Elvis, sia per interessi professionali - dava sempre il massimo in ogni momento - sia per questioni puramente economiche "personali" - più guadagnava Elvis e più incassava anche lui la sua quota percentuale. Credo che entrambi abbiano avuto i loro momenti...un Elvis giovanissimo, seppure stava già diventando una stessa nel 1954, subito dopo bisogna ammettere che Parker fece molto per portarlo all'apice con i suoi modi e conoscenze...seppure con contratti poco felici per Elvis (periodo Hollywoodiano...); ma poi Elvis ha tirato fuori le unghie e dal 1968 ha preso in mano lui le redini della sua musica...Questo è quanto credo io; quindi concludo dicendovi che avete ragini entrambi.

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    1. Condivisibile anche il tuo punto di vista. Credo che alla fine abbiamo ragione un po' tutti. Secondo me, dopo l'Aloha un Elvis demotivato o disilluso ha fatto un po' quello che voleva. Non credo proprio che sia stato costretto da qualcuno a salire sui palcoscenici americani.

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  6. Que ironía, tanto éxito que obtuvo y nunca dio conciertos fuera de su país , parece hasta mentira!
    Sin dudas que era un ser muy especial porque trascendió tanto sin cruzar fronteras.
    Un artículo muy bueno, te dejo un abrazo, buen comienzo de semana!

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    1. Grazie mia cara Cristina, un grande abbraccio anche a te!

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  7. Grande Robbè!!!!

    "A Canadian Tribute" è un caro regalo dei miei zii di Toronto (me lo regalarono nel 2000, in versione cd) e, soprattutto, è un cd veramente molto bello e ben fatto.

    Uno di quei dischi del cuore, insomma.

    E dopo aver gustato questo tuo bel post, ti IMPLORO... appena puoi scrivi un post sull'intero album (anche sul cd a tiratura limitata)... esaudisci questo mio desiderio, possibilmente. Grazie!!!! =)

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    1. Grazie per l'apprezzamento René! Attualmente non è in programma un articolo su questo album ma non si sa mai... Vedrò cosa posso fare, dal momento che a casa ho anche il 33 giri e il CD! :)

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