ASCOLTANDO "ROAD TO NOWHERE" ALL'ALBA

Suppongo che a qualcuno possa sembrare strano svegliarsi all'alba, prepararsi il caffè e mettersi ad ascoltare un concerto di Elvis in cuffia. Non un soundboard, dettaglio non trascurabile, bensì un audience recording acquistato diversi mesi fa. Ad ogni modo, è esattamente quanto ho fatto questa mattina, e quando mi sono voltato, a CD fermo, ho realizzato che alle mie spalle si era ormai fatto giorno. Il disco in questione è Road To Nowhere della E.P. Collector, contenente la registrazione dello spettacolo che Elvis tenne alla Freedom Hall di Louisville, Kentucky, il 21 maggio del 1977. Si tratta del secondo concerto facente parte del nuovo tour del cantante, che inaugurato a Knoxville il giorno precedente, si sarebbe concluso il successivo 2 giugno a Mobile. Di questo ennesimo giro attraverso gli Stati Uniti d'America fa parte la tappa a Baltimore (29 maggio), problematica a dir poco. In quell'occasione, infatti, Elvis abbandonò il palco per circa venti minuti, lasciando a Charlie Hodge la conduzione dello show e ai cantanti di supporto il compito di intrattenere l'incredulo pubblico. Fortunatamente, il Re riuscì a portare a termine l'esibizione e il resto del tour, che con una certa ironia di fondo aveva in coda le quattro date cancellate a marzo di quello stesso anno, vale a dire Jacksonville, Baton Rouge, Macon e la già citata Mobile. Che ce l'abbia fatta o meno, resta il fatto che Elvis, in quel preciso momento della sua esistenza, tutto avrebbe dovuto fare tranne che esibirsi.

Tornando a Louisville, il concerto è nella media di quel periodo, durante il quale Elvis alternava prestazioni convincenti ad altre molto meno brillanti. Nello specifico, questo appartiene senz'altro alla prima categoria, e immagino che non fece rimpiangere i soldi del biglietto ai numerosi spettatori presenti. See See Rider e I Got A Woman, quest'ultima allungata a dismisura per mezzo dell'immancabile siparietto con J.D. Sumner - qualcosa che Elvis si sarebbe dovuto decidere a tagliare, prima o poi - sono sufficientemente energiche e lasciano ben sperare per il prosieguo dello spettacolo. That's All Right (Mama), riporta alla mente un'epoca indimenticabile e si rivela un gradito quanto ben eseguito intermezzo acustico. Love Me è al solito perfetta per stabilire un contatto con i fans. Un brano che Elvis avrebbe potuto cantare anche dormendo, ma indispensabile nell'economia dello show. Con If You Love Me (Let Me Know) il protagonista dell'evento si scioglie definitivamente. Si è spesso disquisito sulla leggerezza di questa canzone, in precedenza grande successo di Olivia Newton-John, ma c'è da dire che essa aveva benefici effetti su Elvis, mettendolo nella giusta predisposizione d'animo. Svolge questo compito anche a Louisville, per poi cedere il passo a una bellissima versione di You Gave Me A Mountain, primo highlight della serata. Concentrato e determinato, alle prese con un testo che lascia ben poco spazio alla speranza, il nostro riesce a farci venire la pelle d'oca. Subito dopo è la volta di Jailhouse Rock, allo stesso tempo potente e un po' tirata via. Tocca poi al bravo Sherrill Nielsen eseguire O Sole Mio, prologo di una It's Now Or Never convincente che però non viene chiusa correttamente. Con estrema naturalezza, Elvis ne ripete il finale. Little Sister e il medley (Let Me Be Your) Teddy Bear / Don't Be Cruel riportano la leggenda vivente ai primi anni della sua straordinaria carriera, gasando il pubblico subito prima di una stupenda resa di My Way. And now the end is near... Fa male sentir pronunciare queste parole, soprattutto pensando a quanto il 16 agosto fosse vicino, ma poi, in circa quattro minuti si è completamente soggiogati dalla magia. Si prosegue con una efficace Heartbreak Hotel, che evidenzia una volta di più la stupefacente versatilità di Elvis e con Funny How Time Slips Away, insolitamente piazzata a metà scaletta. Niente male.

Proprio quando il concerto sta raggiungendo il climax, grazie ad alcuni colpi ben assestati, ha inizio la consueta, interminabile introduzione della band, quanto mai utile ad Elvis per recuperare le forze. Non giudicabili What'd I Say e Johhny B.Goode, brevi accenni cantati durante la prova di bravura di James Burton, sempre bella Early Morning Rain, impreziosita dal lavoro di John Wilkinson. Poi, in sequenza arrivano gli assolo di Ronnie Tutt, Jerry Scheff, Tony Brown e Bobby Ogdin prima della fragorosa School Days, con la sezione fiati sugli scudi.

A questo punto, mentre nella testa dei presenti lo show sta finalmente ripartendo, in realtà è già finito, nel pieno rispetto delle esigenze del periodo, che tenevano nella massima considerazione le condizioni di salute di Elvis, affaticato oltre ogni dire e tuttavia costantemente on the road. C'è giusto il tempo per una notevole versione di Hurt, sempre in grado di ammaliare e per una Hound Dog che, come sempre, coinvolge più per il blasone che per l'effettivo valore dell'esecuzione. Poi arriva Can't Help Falling In Love e sulle note di questo brano immortale i saluti finali. A conti fatti, un buon concerto.  

Road To Nowhere offre agli eventuali acquirenti materiale di grande interesse, mai pubblicato su CD Bootleg, ma è chiaramente indirizzato a chi colleziona i live di Elvis Presley. Parliamo di appassionati che sono abituati ad ascoltare audience recordings, a non fare una piega quando riscontrano una qualità audio che ai più sembrerebbe non valere i soldi spesi. A tutti gli altri, dico che il suono non è disprezzabile e che la voce di Elvis arriva discretamente. Per prodotti di questo genere è altamente consigliato l'ascolto in cuffia, a volume sostenuto ma non eccessivo.

Road To Nowhere (E.P. Collector, 2016)

Also Sprach Zarathustra / Opening Riff / See See Rider / I Got A Woman - Amen / That's All Right (Mama) / Love Me / If You Love Me (Let Me Know) / You Gave Me A Mountain / Jailhouse Rock / O Sole Mio - It's Now Or Never / Little Sister / (Let Me Be Your) Teddy Bear - Don't Be Cruel / My Way / Heartbreak Hotel / Funny How Time Slips Away / Band Introductions / Early Morning Rain / What'd I Say / Johnny B. Goode / Drum Solo (Ronnie Tutt) / Bass Solo (Jerry Scheff) / Piano Solo (Tony Brown) / Piano Elettrico (Bobby Ogdin) / School Days (Orchestra) / Hurt / Hound Dog / Can't Help Falling In Love / Closing Vamp

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web

LA RECENSIONE DI "FRANKIE AND JOHNNY" [PICKWICK EDITION]

Su questa piattaforma, che ospita il mio blog da diversi anni, capitano a volte cose bizzarre. Avendo deciso di dare una rinfrescata al testo di questa breve recensione, scritta e pubblicata parecchio tempo fa, mi sono poi reso conto che non era possibile salvare le modifiche apportate. Di conseguenza, mi sono visto costretto, mio malgrado, a cancellare il vecchio post e a ripubblicarlo. Mi spiace molto per l'inconveniente, perché adesso questo sembrerà il mio nuovo articolo sul blog, e non lo è affatto, ma non ho potuto fare diversamente.

In una ipotetica competizione, tesa a determinare l'album più strampalato fra tutti quelli realizzati da Elvis, questo disco potrebbe tranquillamente aggiudicarsi il primo posto, o almeno salire sul podio. Pubblicato sul finire del 1976, più o meno nello stesso periodo in cui il singolo Moody Blue / She Thinks I Still Care tentava di farsi strada in classifica - avrebbe raggiunto la trentunesima posizione nella Hot 100 - questo Frankie And Johnny targato Pickwick Records è in effetti molto lontano dal rappresentare una fedele riedizione della soundtrack che porta lo stesso titolo. Partendo dal presupposto che un disco in linea economica debba, inevitabilmente, mostrare il rovescio della medaglia, Chesay, Look Out Broadway ed Everybody Come Aboard sono tagliate fuori dal progetto, mentre i restanti nove brani finiscono sul vinile in una sequenza che differisce da quella originale. Come se non bastasse, sul fronte della copertina campeggia la stessa immagine utilizzata per Elvis Now, ancora oggi mi domando perché, mentre l'ordine dei brani stampati sulla stessa non è poi quello effettivo.

Sul retro, utilizzando una serie di scatti fotografici ritraenti Elvis durante i suoi spettacoli dal vivo, la Pickwick tenta l'aggancio con un presente che è però distante anni luce da quanto proposto. Per questo motivo, l'artwork di questa mediocre emissione budget risulta largamente improbabile, oltre che subdolamente fuori contesto. E' lecito provarci, ma ci vuole una buona dose di fantasia per immaginare una live version di Petunia, The Gardener's Daughter. Che si sia legati o meno alla colonna sonora "rivisitata", io ne sono da sempre un estimatore, davanti a questo pasticcio discografico è consigliabile tenersi stretta, coprendola di mille attenzioni, la propria copia del Frankie And Johnny che fu. Null'altro da dire, se non che emissioni di questo genere non fecero il bene di Elvis Presley. In nessun modo.

Lato 1: Frankie And Johnny / Come Along / What Every Woman Lives For / Hard Luck / Please Don't Stop Loving Me

Lato 2: Down By The Riverside - When The Saints Go Marching In / Petunia, The Gardener's Daughter / Beginner's Luck / Shout It Out

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web

PALM SPRINGS '73: QUANDO ELVIS INCISE "ARE YOU SINCERE"

Con altri "lenti" di buona qualità, come For Ol' Times Sake e I Miss You, Are You Sincere contribuisce a bilanciare e a dare la giusta atmosfera all'album Raised On Rock, discretamente fornito di brani ritmati. Le session che produssero la maggior parte di questo lavoro sono quelle che si tennero a Memphis, negli studi della Stax, a partire dal 21 luglio 1973. Quel giorno, lungamente atteso da tutti tranne che da Elvis, le aspettative erano molto alte. Alla Rca era rimasto ben poco da pubblicare e non si era riusciti in nessun modo a capitalizzare lo straordinario ritorno d'immagine generato dallo Special televisivo Aloha From Hawaii. Ad Elvis questi risvolti commerciali interessavano poco, e ancor meno quell'estate. Stava attraversando un periodo difficile - il divorzio da Priscilla era alle porte - di conseguenza il suo umore era lontano anni luce da quello dei musicisti presenti in studio. Inoltre, a breve sarebbe dovuto tornare a Las Vegas, per un altro mese di spettacoli al ritmo di due al giorno. Le operazioni si conclusero quindi con pochi master all'attivo e una manciata di basi, sulle quali si sperava che Elvis avrebbe registrato la voce, prima o poi.

L'occasione si presentò un paio di mesi dopo, quando nella sua casa di Palm Springs lui tornò su quei nastri, dovendo necessariamente completare un album nel quale si era deciso di non inserire Take Good Care Of Her e I've Got A Thing About You Baby, ritenute più adatte a un singolo. Tuttavia, delle quattro basi che gli furono sottoposte, Elvis considerò meritevole della sua attenzione la sola Sweet Angeline, preferendo concentrarsi su due nuovi pezzi: I Miss You e, appunto, Are You Sincere. Il travagliato Raised On Rock poté finalmente essere completato e lanciato sul mercato, ma le vendite non si rivelarono soddisfacenti.

Diversi artisti di rilievo si sono cimentati con questa composizione decisamente introspettiva di Wayne P. Walker. Fra questi possiamo ricordare Andy Williams - che nel 1958 la portò al terzo posto della classifica statunitense - e Marty Robbins, che l'hanno ottimamente interpretata. Da par suo, Elvis approccia Are You Sincere dando l'impressione di non essere minimamente interessato al suo eventuale potenziale, bensì trasformandola in una sorta di riflessione da notte insonne. Lo fa con spontaneità, buttando giù il master in una manciata di takes, come se per lui fosse la cosa più naturale del mondo essere così intimo. Taglia anche parte del testo, già scarsamente elaborato in partenza, ma quel poco che canta assume ben presto i contorni di una considerazione sulle umane debolezze. La meccanicità di certi pensieri, che girando su se stessi non portano a nulla di concreto, guastando i rapporti, era già stata sviscerata da Elvis in brani come Suspicion (1962), Suspicious Minds (1969) e I Really Don't Want To Know (1970). Ci torna su anche a Palm Springs, stavolta sulla scorta di un naufragio matrimoniale, con disarmante candore. Oppure con spavalda incoscienza, difficile stabilirlo.

Ma Elvis, inaspettatamente, si mette anche a giocare con la canzone. Lo fa con sottile ironia, quasi stesse valutando, lì per lì, cosa ricavarne. Cogliendo la parziale similitudine del titolo con quello della ben più nota Are You Lonesome Tonight?, fa un'impercettibile pausa dopo il primo, introduttivo are you, lasciando supporre che concluderà con lonesome tonight. Continuando su questa strada, il Re dona al brano anche una parte centrale recitata, rendendolo strutturalmente simile al grande classico del 1960. Le analogie finiscono qui, perché poi il nostro si cala nella parte dell'uomo alle prese con i suoi demoni interiori, dimenticandosi dell'eventuale solitudine di lei.

In conclusione, la versione di Are You Sincere realizzata da Elvis Presley sembra trarre vantaggio dal modo approssimativo in cui fu incisa, vale a dire a casa e con una strumentazione ridotta al minimo indispensabile, confermando che la magia può scaturire in qualunque situazione per mezzo di un talento del suo calibro. Degna di menzione è la take 2, che priva del coro che dona quel minimo di consumabilità commerciale, ci appare ancora più esplicitamente come puro sfogo tradotto in musica.

Are you sincere when you say "i love you" ? Are you sincere when you say you love me too ? And are you really mine every day, all the time ? I've got to know which way to go. Will our love grow ? Are you sincere ?

Sei sincera quando dici "ti amo" ? Sei sincera quando dici che mi ami anche tu ? E sei davvero mia ogni giorno, in tutti i momenti ? Devo sapere quale strada prendere... Il nostro amore crescerà ? Sei sincera ?

Testo: Roberto Paglia
Foto: Web


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