FOTO DEL GIORNO: ELVIS SU MARTE

Questo rarissimo scatto, saltato fuori recentemente dall'archivio di un noto collezionista americano, ci mostra Elvis mentre cammina - apparentemente pensieroso - sul suolo di Marte. La foto risale al 1956 ed è antica testimone della mossa più azzardata mai tentata dal Colonnello Parker, che dopo aver fatto conquistare la Terra al suo assistito, pensò di giocarsi la carta marziana. Sfortunatamente, la missione si risolse in una disfatta senza precedenti, tale da far sembrare la parzialmente deludente esperienza al New Frontier di Las Vegas un autentico trionfo: il pianeta rosso si rivelò infatti un immenso deserto, del tutto privo dei canali ipotizzati da Schiaparelli nel XIX secolo e successivamente avallati con convinzione da Percival Lowell. L'immagine che ho postato, ritrae dunque Elvis mentre sta facendo ritorno all'astronave, parcheggiata a poche centinaia di metri di distanza. Non è dato sapere cosa gli passasse per la mente in quei momenti, ma come ho già detto la sua espressione non lascia presagire nulla di buono. E Parker? Era già salito a bordo, con il viso più rosso del pianeta che si stava lasciando alle spalle. Il sogno di un grande tour del sistema solare (per il quale non era necessario il passaporto) era ormai svanito: troppo caldi Mercurio e Venere, privi di superficie solida i pianeti giganti, semplicemente troppo lontano Plutone. Durante il viaggio di ritorno, qualcuno... Aspettate, come dite? Questa storia vi sembra un tantino implausibile? Che strano, eppure l'ho presa da internet...

Avvertenza: La storia che avete letto è frutto della fantasia di un appassionato come tanti, esasperato dall'incredibile numero di immagini taroccate che circola sui Social. Oltre alla sua meravigliosa arte, Elvis ci ha lasciato in eredità migliaia di bellissime immagini: evidentemente non bastano. Come tante altre volte in passato, non mi resta che invitare tutti a prestare maggiore attenzione. Se vi imbattete in una foto di Elvis che suona al Colosseo con i leoni sullo sfondo, protagonisti del numero successivo, sappiate che è falsa. Passate oltre.

ELVIS E LA CORSA AD OSTACOLI

Questione annosa, che ogni tanto salta fuori... Insomma, Elvis Presley è o non è l'artista che ha venduto più dischi al mondo? Forse si, magari no. Ho l'impressione che ormai sia realmente difficile stabilirlo con assoluta certezza, ma per me non ha mai avuto rilevanza saperlo. Dopotutto, cosa cambierebbe? Dal punto di vista della mia passione assolutamente nulla, continuerei ad essere convinto del fatto che Elvis è il numero uno indipendentemente dal primo, secondo o terzo posto raggiunto in questa classifica. Una cosa è certa, lui avrebbe meritato questo primato. A differenza di tanti altri grandi nomi che si contendono il titolo, nel momento di massimo splendore (1956/57) Elvis non ebbe tutti ai suoi piedi. Si era agli albori del rock 'n' roll, e non furono pochi quelli che gli si scagliarono contro. Se adesso qualcuno mi viene a dire che i Rolling Stones ebbero lo stesso trattamento in contrapposizione all'immagine edulcorata dei primi Beatles, dico che non è affatto vero. Ormai i media avevano capito come capitalizzare lo spirito ribelle delle giovani rockstar, l'onda non si studiava più, si cavalcava e basta. Molte delle critiche che ricevette Elvis furono invece realmente pessime, vagamente apocalittiche: contrariamente a quanto si è portati a credere, il ritorno d'immagine non fu sempre positivo. Successivamente, per la gran parte degli anni '60, Elvis si vide costretto a sperperare il suo talento sulla via di Hollywood. Va bene, non lo obbligò nessuno, avrebbe potuto mandare a farsi benedire il Colonnello, ma resta il fatto che le cose andarono in questo modo. Se le altre star del rock furono più o meno libere di esprimersi, di realizzare capolavori grazie a lungimiranti addetti ai lavori, in quel lungo lasso di tempo lui non poté fare altro che incidere colonne sonore di basso profilo, senza soluzione di continuità. Quanto fosse grande a parità di mezzi e opportunità lo evidenziano album come Elvis Is Back (1960) e From Elvis In Memphis (1969), due dischi ironicamente pubblicati in apertura e chiusura di decade. Infine, Elvis dovette fare i conti, per l'intera durata della sua parabola artistica, con un manager privo di sensibilità, antico, maneggione, e con dei discografici e produttori a dir poco inadeguati. Occasioni mancate, impossibilità di esibirsi fuori dai confini nazionali, anni di contratti da onorare a Las Vegas, splendidi dischi pubblicati senza alcuna logica commerciale a ridosso gli uni degli altri, una miriade di compilazioni di dubbia qualità che saturarono il mercato, compositori di valore tenuti a debita distanza in virtù di altri facilmente addomesticabili. Mi fermo, ma potrei continuare a lungo. In sostanza, per quanto possa sembrare paradossale, Elvis Presley si vide spesso costretto a correre una corsa ad ostacoli, e nonostante ciò potrebbe ugualmente essere l'artista che ha venduto di più. Ecco perché è il più grande.

IL CONTRIBUTO DI JOY BYERS

Il contributo dell'autrice Joy Byers - moglie del noto produttore Bob Johnston - alla carriera di Elvis consiste in una quindicina di brani dal valore altalenante. Accanto a pezzi del calibro di C'mon Everybody, Let Yourself Go e, soprattutto It Hurts Me ce ne sono infatti alcuni di buon livello come Goin' Home e So Close Yet So Far (From Paradise) e infine altri che vengono generalmente considerati tra i più deboli rintracciabili nel ricchissimo catalogo dell'artista. Cito, tra questi, Hey Hey Hey, I've Got To Find My Baby, Hard Knocks e Baby If You'll Give Me All Of Your Love, tutti indissolubilmente legati alla lunga parentesi holliwoodiana di Elvis, prescindendo dalla quale non avrebbero avuto ragione di esistere. Da ragazzino, quando mi imbattevo in una canzone del mio idolo che non mi piaceva, avevo l'abitudine di andare a controllare sull'etichetta del disco chi l'avesse scritta: confesso che Byers saltava ai miei occhi con una certa frequenza. Superfluo, ma doveroso, sottolineare che Joy scriveva - magari facendosi dare una mano dal marito o da altri compositori - rispettando le direttive e i rigidi schemi imposti dalle esigenze di copione, e che non le venivano richiesti dei capolavori. Quanto alla meravigliosa It Hurts Me, una canzone molto amata dagli appassionati, fu la stessa Joy Byers a confessare che ne compose ben poco, dando praticamente tutto il merito a Charlie Daniels, che ne scrisse la totalità della musica e la gran parte del testo. Questo almeno è quanto possiamo appurare sul bellissimo e sottovalutato libro targato Follow That Dream Writing For The King. Dico questo perché una volta Bob Johnston dichiarò che i brani accreditati a sua moglie erano stati realizzati a quattro mani, oppure da lui in solitaria. Davvero curioso, perché tornando all'appena citato volume della FTD, pur riconoscendo i meriti del consorte la Byers sembra pensarla diversamente, arrivando a precisare che So Close Yet So Far fu tutta farina del suo sacco ad eccezione del ponte, composto insieme al talentuoso Johnston.

Joy Byers è scomparsa alcuni mesi fa. Non ne sapevo nulla e dedico questo breve articolo a lei.

ELVIS E I PINK FLOYD

Tornando un momento ai lontani giorni in cui furono pubblicati From Memphis To Vegas / From Vegas To Memphis e Ummagumma, fu Elvis Presley ad ispirare i Pink Floyd o è vero il contrario? Considerando che dal punto di vista musicale questi dischi sembrano appartenere a due galassie diverse, quanto ho appena scritto potrebbe sembrare un'assurdità, eppure... Due doppi album, entrambi emessi nell'ottobre del 1969 - a circa quindici giorni di distanza l'uno dall'altro - con i primi due lati registrati dal vivo (ad aprile e maggio i Floyd, in agosto Elvis) e i restanti due in studio (gennaio e febbraio Elvis, agosto e settembre i Pink Floyd). Davvero curioso, non è vero? Probabilmente si trattò di una coincidenza, di vero c'è che Ummagumma esiste ancora, in un'edizione conforme a quella dell'antico long playing, mentre il bellissimo disco di Elvis venne ben presto scomposto e mai più riassemblato. Questa è una delle tante macchie che costellano la discografia del Re, perché Elvis In Person e Back In Memphis - i due 33 giri poi emessi separatamente dalla Rca - sono facilmente reperibili e in fondo rappresentano le due facce della stessa medaglia, però non è la stessa cosa. Un'opera del passato, bella o brutta che sia, bisognerebbe lasciarla così come era stata concepita Questo vale per un libro, un film, un disco, un dipinto o una statua.
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